Shock energetico e rincari: il distretto di Morbi sotto pressione
Lo shutdown tra marzo e aprile e il successivo incremento dei costi industriali fino al +40% interrompono quest’anno il recupero di produzione, vendite interne ed esportazioni di piastrelle registrato nel 2025 dall’industria ceramica indiana.
by Paola Giacomini
Tra i grandi Paesi produttori di piastrelle ceramiche, l’India - secondo produttore ed esportatore mondiale - è sicuramente quello che ha subito i contraccolpi più pesanti dal conflitto scoppiato il 28 febbraio in Medio Oriente. Quattro mesi dopo, la fase acuta della crisi era superata ma i suoi effetti potrebbero mettere in discussione alcuni dei presupposti su cui si è basata la crescita del distretto di Morbi, accelerando possibili cambiamenti strutturali del suo modello industriale. Per certo, il calo di produzione e vendite previsto quest’anno (-15% la stima del Centro Studi Acimac/MECS) annulla il recupero con cui l’industria ceramica indiana aveva chiuso il 2025 rispetto ad un 2024 negativo.
Secondo le rilevazioni del MECS (disponibili sulla piattaforma WPC Online), nel 2025 la produzione indiana di piastrelle era infatti risalita a 2.452 milioni mq (+2,2% sul 2024) riportandosi sui livelli del 2023. Anche le esportazioni, in crescita del 7,6%, avevano recuperato parte della perdita del 2024, raggiungendo i 565 milioni mq, per un valore di circa 2 miliardi di euro, invariato rispetto al 2024.
L’incremento dell’export ha interessato quasi tutte le aree geografiche: +1,3% in Asia, +17% in Africa, +43,7% in Centro e Sud America, +21,8% in Europa extra-UE, +11,5% in Unione Europea. Unica eccezione il Nord America (-24,4%), dove al calo di vendite negli USA (-9,8%) si è sommato il pesante -50% in Messico (da 25 a 12,5 milioni mq). Anche l’analisi per singolo Paese mostra un andamento generalmente positivo, con incrementi di vendite in 70 dei primi 100 mercati di export. A partire dal primo, gli Emirati Arabi Uniti, che l’anno scorso hanno importato dall’India quasi 45 milioni mq, in aumento del 21,8% sul 2024. In crescita a doppia cifra, tra i 20 maggiori mercati, anche Israele, Senegal, Sri Lanka, Vietnam, Rep. Dominicana, Albania, Romania e Colombia, mentre in flessione, oltre a USA e Messico, anche Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita.
È facile intuire che questa fotografia sarà significativamente diversa a fine 2026.
Dallo shutdown di Morbi alla riaccensione dei forni
Come noto, il blocco dello Stretto di Hormuz non ha interrotto solo l’export indiano verso il Medio Oriente, ma anche le forniture di propano e LNG provenienti dal Golfo Persico da cui il distretto di Morbi dipendeva quasi totalmente. Questo ha portato allo stop produttivo di quasi tutto il cluster per oltre un mese e mezzo tra marzo e aprile. Su quasi 800 impianti attivi, oltre 500 hanno spento i forni, mentre chi, come Simpolo, ha preferito proseguire l’attività per rispettare gli impegni con i clienti, ha acquistato propano a prezzi più che raddoppiati rispetto a febbraio.
La ripartenza è avvenuta gradualmente convertendo la maggior parte dei forni da propano a PNG (Piped Natural Gas). Secondo la Gujarat Gas Ltd, principale fornitore di gas del distretto, alla fine di maggio erano 710 le unità alimentate a PNG, con un consumo pari a 8 milioni di metri cubi al giorno, a conferma di un ritorno della maggior parte delle aziende all’attività produttiva.
Tuttavia, le condizioni sono profondamente diverse rispetto a quelle precedenti allo shock energetico.
Da crisi produttiva a crisi di mercato
La maggior parte dei costi operativi ha subito incrementi eccezionali. In primis, proprio gas ed energia: se il costo del propano è raddoppiato, anche il PNG ha subito rincari dell’80%, schizzando a circa 75 Rupie/SCM (pari a circa 0,69 €/Sm³).
A questo si aggiungono gli aumenti dei costi logistici e di trasporto che incidono non solo sulle esportazioni di piastrelle da Morbi, ma anche sul prezzo di materiali e materie prime usati in produzione. Nel complesso, l’incremento dei costi industriali sostenuto dai produttori di Morbi è stimato tra il 25% e il 40%, con variazioni significative in funzione della tipologia di prodotto e della struttura energetica dei singoli stabilimenti.
Insostenibile, se non trasferendo al mercato gli aumenti di costo attraverso due successive revisioni dei listini annunciate dalla Morbi Ceramic Manufacturers Association: un primo incremento tra il 15% e il 20% in maggio e un ulteriore rialzo tra il 10% e il 20% dal 1° giugno. Il problema, confermavano i vertici dell’associazione, è che ai prezzi attuali, i buyer latitano e la domanda rischia di crollare sia sul mercato interno sia all’estero, complicando ulteriormente la fase di ripartenza e mettendo sotto pressione i margini.
Prospettive
In questo contesto è difficile parlare di un ritorno alla normalità.
Gli stessi magazzini, svuotati durante lo shutdown, difficilmente saranno ricostituiti in breve tempo, preferendo aspettare una normalizzazione dei prezzi dei combustibili per evitare di ritrovarsi con scorte valorizzate a costi elevati.
Per fronteggiare le conseguenze della crisi, le aziende di Morbi stanno anche modificando consuetudini (molte hanno introdotto la richiesta di pagamenti anticipati) e rivedendo strategie. In ambito energetico, ad esempio, si stanno valutando una maggiore diversificazione delle fonti di approvvigionamento, investimenti in efficienza energetica e possibili soluzioni alternative ai combustibili fossili.
Soprattutto, come si diceva, viene messo sotto esame un modello di sviluppo che si è dimostrato vulnerabile, basato su grandi volumi a prezzi aggressivi, grazie all’energia importata a basso costo.
Per sopperire alla perdita di competitività e provare ad uscire dal modello commodity, un numero crescente di produttori di Morbi si sta spostando verso prodotti a maggiore valore aggiunto, grandi formati, superfici premium prestando maggiore attenzione a design e qualità. La crisi potrebbe quindi aver accelerato un’evoluzione già in atto, ma finora limitata ai gruppi più grandi, strutturati e con un posizionamento riconosciuto sui mercati internazionali.
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